Ieri ho trascorso una giornata a casa della mia amica Donatella, nel Roero.
Quando sono arrivata ero vestita carina, come piace a me, anche se sapevo che poco dopo saremmo andate a raccogliere i fichi. Donatella, invece, era esattamente come ci si può immaginare una persona che sta vivendo una giornata in campagna: vestita in modo semplice, senza trucco, i capelli un po’ spettinati.
A un certo punto le ho detto: «Facciamo una foto?».
Mi aspettavo quasi una delle reazioni che tante di noi conoscono bene: “Aspetta, devo sistemarmi”, “Così non posso”, “Fammi almeno mettere un po’ di trucco”.
Donatella non ha fatto nulla di tutto questo.
È venuta accanto a me così com’era e ha sorriso.
E io, guardandola, l’ho trovata bellissima.
Quando cambia il nostro sguardo sulla bellezza
Quell’immagine così semplice mi ha fatto riflettere.
Io della bellezza ho fatto una professione. Da tanti anni mi occupo di medicina estetica e continuo a credere profondamente nel valore della cura di sé.
Io stessa amo prendermi cura del mio viso e del mio corpo. Amo un bel vestito, il trucco, sentirmi femminile. E continuerò a farlo, perché non credo che autenticità significhi rinunciare alla propria femminilità o al desiderio di piacersi.
Ma oggi so anche che esiste una bellezza che nessun trattamento può creare.
È la bellezza di chi non ha bisogno di costruire continuamente un’immagine per sentirsi adeguato.
È quella serenità che si percepisce in una persona capace di presentarsi per ciò che è, senza domandarsi continuamente come apparirà agli occhi degli altri.
Ed è una bellezza che, con il passare degli anni, trovo sempre più affascinante.
Curarsi senza nascondersi
Forse è proprio qui che oggi colloco il significato più autentico della medicina estetica.
Non cancellare chi siamo.
Non costruire un’altra persona.
Non inseguire disperatamente un’immagine perfetta.
Ma prenderci cura di noi continuando a riconoscerci.
Curarsi senza nascondersi.
Migliorarsi senza costruirsi.
Essere belle senza dover dimostrare di esserlo.
Per me oggi la bellezza è sempre meno perfezione e sempre più armonia tra ciò che mostriamo fuori e ciò che siamo dentro.
Perché possiamo avere un viso curato, un bel corpo, un abito meraviglioso. Ma esiste qualcosa che non possiamo acquistare, indossare o ottenere attraverso un trattamento: la luce di una persona che si sente libera di essere se stessa.
Ed è curioso: spesso quella luce viene percepita immediatamente anche dagli altri.
Non ha bisogno di spiegazioni.
Il nostro personale Cammino
Prima di tornare a casa, Donatella mi ha regalato il suo libro dedicato al Cammino di Santiago de Compostela, accompagnandolo con una dedica personale.
Ora lo sto leggendo e trovo quasi simbolico che questa riflessione sia nata proprio accanto a un libro che parla di un cammino.
Perché credo che ognuno di noi ne percorra uno.
Il mio, negli ultimi anni, mi sta portando anche qui: a modificare lo sguardo con cui osservo me stessa, gli altri e persino quella bellezza alla quale ho dedicato gran parte della mia vita professionale.
Non significa considerarla meno importante.
Significa, forse, averne scoperto una dimensione in più.
Quella che ieri ho visto in una fotografia semplicissima.
Donatella non era preparata per una fotografia.
Era semplicemente preparata a essere se stessa.
E oggi penso che questa sia una delle forme più belle di libertà.
