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Perdere i capelli senza perdere sé stessi

Perdere i capelli senza perdere sé stessi

Anzi, ritrovarsi ancora più consapevoli

Ci sono esperienze che immaginiamo possano accadere agli altri, ma che non pensiamo possano entrare davvero nella nostra vita. Poi, improvvisamente, succede qualcosa che ci costringe a fermarci, a guardarci e a fare i conti con una realtà che non avevamo previsto.

Per me è accaduto con i capelli.

Quando una persona deve affrontare una chemioterapia che comporta la caduta dei capelli, per quanto dolorosa e drammatica sia questa esperienza, viene generalmente preparata a ciò che potrebbe accadere. Sa che potrà perderli e sa anche che, nella maggior parte dei casi, dopo la conclusione del trattamento cominceranno a ricrescere.

Anch’io ho avuto un tumore.

Fortunatamente non ho dovuto sottopormi alla chemioterapia e, durante quel periodo così difficile della mia vita, i miei capelli non avevano subito alcun cambiamento. Erano rimasti al loro posto.

Mai avrei immaginato che, a distanza di tempo, avrei potuto perderli improvvisamente per una ragione completamente diversa. E, soprattutto, non avrei mai pensato che potesse accadere così velocemente.

In pochi mesi mi sono ritrovata con una caduta talmente importante da modificare completamente la mia immagine, quasi come se avessi affrontato una chemioterapia. E nessuno aveva potuto prepararmi a ciò che stava per succedere.

Tutto è cominciato dopo una reazione allergica a una tinta per capelli. A questa si è aggiunto il caldo torrido esploso durante l’estate, che ha ulteriormente aggravato una situazione già molto compromessa. Il cuoio capelluto si è infiammato e la caduta è diventata progressivamente sempre più importante.

Nel giro di poco tempo, sulla sommità del capo si è formata un’area di circa dieci centimetri nella quale i capelli erano quasi completamente scomparsi.

È stata proprio l’imprevedibilità a rendere tutto ancora più traumatico. Non sapevo quanto sarebbe durata la caduta, fino a dove sarebbe arrivata e, soprattutto, se i capelli sarebbero ricresciuti.

Ogni giorno li vedevo cadere. Ogni giorno controllavo la situazione. Cercavo risposte, osservavo il cuoio capelluto e aspettavo un piccolo segnale che mi dicesse che il processo si stava finalmente arrestando.

Guardarmi allo specchio era diventato difficile.

Io sono un medico estetico e da molti anni mi occupo dell’immagine, della cura e del benessere delle persone. Eppure, quando è accaduto a me, non ero soltanto il medico che cercava di comprendere che cosa fosse successo. Ero prima di tutto una donna che si guardava allo specchio e faticava a riconoscersi.

Perdere i capelli non significa soltanto vedere cambiare il proprio aspetto. Significa sentirsi improvvisamente vulnerabili, avere paura che il processo non si fermi e domandarsi se la propria immagine tornerà mai quella di prima.

Per questo non ho timore di utilizzare una parola precisa: trauma.

Accettare quello che stava accadendo non è stato semplice.

Accettare, però, non significa arrendersi. Non significa rinunciare a cercare le cause, a curarsi o a fare tutto ciò che è possibile fare. Significa smettere di consumare le proprie energie nel desiderio che la realtà sia diversa da quella che, in quel preciso momento, stiamo vivendo.

Lamentarsi è umano. Anch’io l’ho fatto. Ci sono momenti nei quali abbiamo bisogno di piangere, di arrabbiarci e di domandarci: «Perché proprio a me?». Dobbiamo concederceli, senza giudicarci.

Ma la lamentela può essere una sosta, non il luogo nel quale decidiamo di abitare.

Rimanervi troppo a lungo non cambia ciò che è accaduto e non ci restituisce ciò che abbiamo perso. Arriva un momento in cui dobbiamo provare a stare in sintonia con noi stessi e domandarci: «Che cosa posso fare, adesso, per attraversare questa esperienza?».

Anche questa volta mi è venuto in aiuto tutto il lavoro compiuto su me stessa negli anni. L’allenamento mentale, la meditazione, la mindfulness e i diversi percorsi di crescita personale non hanno cancellato il dolore e nemmeno reso meno importante il problema. Mi hanno però aiutata a non rimanerne prigioniera.

Ho cercato di osservare quello che stavo vivendo senza scappare, senza negarlo e senza permettere che occupasse ogni spazio della mia vita.

A poco a poco, ho cominciato a spostare lo sguardo: non più soltanto sui capelli che avevo perso, ma anche su ciò che questa esperienza poteva insegnarmi.

Ho scelto di trasformare un problema importante e doloroso in qualcosa di utile. Prima di tutto per me, perché mi ha costretta ancora una volta a confrontarmi con la paura, con la pazienza, con l’accettazione e con un’immagine diversa da quella alla quale ero abituata.

Ma anche per gli altri, perché raccontare apertamente ciò che ho vissuto può far sentire meno sola un’altra persona che, guardandosi allo specchio, non riesce più a riconoscersi.

Questo non significa cercare a tutti i costi qualcosa di bello nella sofferenza. Significa decidere che anche ciò che non avremmo mai voluto vivere può essere attraversato, compreso e trasformato in una nuova occasione di consapevolezza.

Questa esperienza, però, non mi ha lasciato soltanto qualcosa di negativo.

Per anni avevo tinto i capelli per nascondere il bianco. Lo consideravo quasi automaticamente qualcosa da coprire, senza essermi mai chiesta se potesse piacermi o se potesse rappresentarmi.

Oggi, invece, ho scoperto che i miei capelli bianchi mi piacciono moltissimo. Sono luminosi, naturali e fanno parte della donna che sono diventata. Mi fa sorridere pensare che tante persone ricorrano alla decolorazione per ottenere un colore simile a quello che io possedevo naturalmente e che, per abitudine e per una forma mentale, continuavo a nascondere.

I nuovi capelli stanno ricrescendo. Sono ancora molto corti e sottili, dei veri e propri “baby hair”, ma sono lucidi e, giorno dopo giorno, continuano ad allungarsi. Osservarli mi restituisce speranza, anche se so che sarà necessario ancora molto tempo.

Per un certo periodo dovrò portare i capelli molto corti, perché quelli nuovi hanno bisogno di tempo per crescere e raggiungere una lunghezza uniforme. Ne sono consapevole e ho deciso di non viverlo come qualcosa da subire.

Ho persino scelto di forare i lobi delle orecchie. Può sembrare un particolare insignificante, ma per me non lo è stato: è un modo per giocare con la mia nuova immagine, valorizzarla e continuare a prendermi cura di me senza aspettare che tutto torni esattamente come prima.

La mia esperienza non è ancora conclusa. La sto raccontando mentre la sto vivendo.

La mente vorrebbe accelerare, cancellare in fretta le tracce di ciò che è accaduto e tornare immediatamente all’immagine di prima. Il corpo, invece, segue i propri ritmi. Possiamo sostenerlo, prendercene cura e accompagnarlo, ma dobbiamo anche imparare a rispettarne i tempi.

Occorre una pazienza enorme.

Ogni piccolo capello che ricresce rappresenta una conquista, ma anche il promemoria quotidiano di quanto lentamente il nostro organismo sappia riparare ciò che ha subito.

Perdere i capelli mi ha costretta a cambiare immagine, ma mi ha anche offerto la possibilità di guardarmi con occhi nuovi.

Non possiamo controllare tutto ciò che ci accade, ma possiamo scegliere il modo in cui affrontarlo.

Ho perso i capelli, ma non ho perso me stessa.

Non sono tornata alla donna che ero prima. Sto diventando una donna nuova, capace di riconoscersi e di piacersi anche nel cambiamento.

E, dentro questa fragilità, mi sto ritrovando ancora più consapevole.